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Cloud vs on premise: quale infrastruttura conviene davvero alla tua azienda?

Cloud vs on premise: quale infrastruttura conviene davvero alla tua azienda?

Cloud vs on premise: scopri le differenze reali su costi, sicurezza e scalabilità e come scegliere l’infrastruttura giusta per la tua azienda.
Alessandro Cocchiararo
|  Responsabile della divisione fastERA.systems

Il confronto tra cloud e on premise è diventato uno dei temi più discussi tra le aziende che stanno ripensando la propria infrastruttura IT. Secondo i dati dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, il mercato cloud italiano ha raggiunto 8,13 miliardi di euro nel 2025, con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente. Eppure, la scelta tra le due soluzioni è tutt’altro che scontata.

Non esiste una risposta valida per tutti. Dipende dai carichi di lavoro, dal settore in cui opera l’azienda, dalle esigenze di sicurezza e — soprattutto — da un’analisi realistica dei costi nel medio e lungo periodo. Questo articolo serve esattamente a questo: aiutarti a capire le differenze concrete, senza semplificazioni, per prendere una decisione informata.

 

Cos’è l’infrastruttura on premise

Quando parliamo di infrastruttura on premise — o infrastruttura locale — intendiamo tutto l’hardware e il software che un’azienda possiede fisicamente e gestisce al proprio interno. Server, sistemi di storage, apparati di rete, firewall, sistemi di backup: tutto si trova nella sede aziendale, o in una stanza server dedicata, sotto il controllo diretto del team IT.

Questo modello richiede un investimento iniziale significativo per l’acquisto dell’hardware, a cui si aggiungono i costi di installazione, configurazione e manutenzione nel tempo. L’azienda è responsabile di tutto: aggiornamenti, sostituzioni, gestione dei guasti, sicurezza fisica e logica.

Per approfondire cosa comprende una moderna infrastruttura informatica e come è composta, puoi leggere il nostro articolo dedicato.

 

Il modello CapEx e i costi nascosti

L’on premise funziona sul modello CapEx (Capital Expenditure): si acquistano beni strumentali che vengono ammortizzati nel tempo. Questo significa che il grosso della spesa si concentra nella fase iniziale, quando bisogna acquistare e installare l’hardware.

Per una PMI con una cinquantina di dipendenti, l’investimento iniziale per un’infrastruttura on premise adeguata si aggira tipicamente tra i 60.000 e i 120.000 euro, a seconda dei workload e del livello di ridondanza richiesto. A questi si aggiungono i costi operativi ricorrenti, spesso sottovalutati in fase di pianificazione:

  • Manutenzione hardware e contratti di assistenza
  • Licenze software e aggiornamenti dei sistemi operativi
  • Consumo energetico per i server e per i sistemi di raffreddamento
  • Personale IT dedicato alla gestione e al monitoraggio
  • Sostituzione dell’hardware a fine vita (mediamente ogni 5 anni)

 

Perché i costi dell’on premise sono aumentati negli ultimi anni

Negli ultimi tre anni, mantenere un’infrastruttura locale è diventato sensibilmente più costoso. La crisi delle supply chain globali tra il 2021 e il 2023 ha fatto salire i prezzi di processori, memorie e componentistica elettronica in modo significativo. Anche con la normalizzazione delle catene di fornitura, i listini hardware non sono tornati ai livelli pre-pandemia.

A questo si aggiunge il peso delle bollette energetiche. Un server mediamente dimensionato per un contesto aziendale consuma tra 1 e 4 kW di potenza. Con i costi dell’energia registrati in Italia negli ultimi anni, gestire anche solo una sala server di medie dimensioni può rappresentare una voce di spesa non trascurabile, destinata a crescere con l’aumento dei carichi di lavoro.

Il risultato è che l’investimento iniziale richiesto per costruire o rinnovare un’infrastruttura on premise è oggi notevolmente più elevato rispetto a qualche anno fa, e questo ha spinto molte aziende a rivalutare le alternative.

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Cos’è il cloud computing e come funziona

Il cloud computing è un modello di erogazione di risorse IT — server, storage, reti, piattaforme applicative — attraverso internet, in modalità as-a-service. Invece di acquistare e gestire hardware fisico, l’azienda accede a infrastrutture gestite da provider specializzati e paga solo per ciò che utilizza effettivamente.

I principali modelli di servizio sono tre:

  • IaaS (Infrastructure as a Service), dove si noleggia l’infrastruttura base;
  • PaaS (Platform as a Service), che aggiunge strumenti di sviluppo e middleware;
  • SaaS (Software as a Service), dove si utilizzano applicazioni complete senza gestirne l’infrastruttura sottostante.

Il modello OpEx e la flessibilità finanziaria

Il cloud funziona sul modello OpEx (Operational Expenditure): non ci sono acquisti di beni, ma costi operativi ricorrenti commisurati all’utilizzo. Questo elimina completamente la spesa iniziale per l’hardware e trasforma un investimento rigido in un costo flessibile, modulabile in base alle esigenze reali dell’azienda.

Per le PMI, questo aspetto è spesso decisivo. Non dover immobilizzare decine di migliaia di euro in hardware prima ancora di iniziare a utilizzare l’infrastruttura libera capitale che può essere destinato ad altre priorità di business. Inoltre, il modello pay-as-you-go consente di scalare rapidamente verso l’alto o verso il basso in base alle necessità, senza dover anticipare investimenti su carichi di lavoro futuri incerti.

Per capire come una soluzione cloud aziendale può integrarsi con le esigenze specifiche della tua impresa, puoi leggere il nostro articolo.

Cloud vs on premise: le differenze chiave a confronto

Per orientarsi nella scelta, è utile analizzare le principali dimensioni su cui le due soluzioni si differenziano. Non si tratta di capire quale sia “migliore” in assoluto, ma quale si adatti meglio al profilo specifico dell’azienda.

Costi: investimento iniziale vs spesa ricorrente
Come abbiamo visto, l’on premise richiede un esborso iniziale importante, mentre il cloud distribuisce il costo nel tempo. Va però detto che il cloud non è sempre più economico nel lungo periodo: per workload stabili e prevedibili ad alto utilizzo, il costo cumulato dei canoni cloud può superare quello dell’hardware on premise su un orizzonte di cinque o più anni.

La chiave è fare un’analisi TCO (Total Cost of Ownership) realistica, che includa tutti i costi nascosti di entrambe le opzioni: per l’on premise, energia, manutenzione e personale; per il cloud, egress dei dati, licenze aggiuntive e costi di supporto premium-

Scalabilità e flessibilità
Il cloud vince nettamente su questo fronte. Aggiungere capacità computazionale o storage su un’infrastruttura cloud è questione di minuti. Con l’on premise, lo stesso risultato richiede l’acquisto di nuovo hardware, i tempi di consegna, l’installazione e la configurazione — un processo che può richiedere settimane o mesi.

Questo vantaggio è particolarmente rilevante per le aziende con picchi di lavoro stagionali o imprevedibili, per i team che necessitano di ambienti di test e sviluppo temporanei, o per le realtà in forte crescita che non possono permettersi di sovradimensionare l’hardware in anticipo.

Sicurezza e controllo dei dati
Questo è il punto più delicato del confronto. Il cloud offre oggi certificazioni di sicurezza elevate, aggiornamenti automatici, protezione DDoS integrata e ridondanza geografica. Allo stesso tempo, affidare i propri dati a un provider esterno significa accettare un modello di responsabilità condivisa: il provider gestisce la sicurezza dell’infrastruttura, ma la protezione dei dati applicativi e degli accessi rimane in carico all’azienda.

L’on premise garantisce controllo totale: nessun dato esce dalla sede aziendale, le misure di sicurezza sono completamente personalizzabili e non si dipende da infrastrutture terze. Per settori regolamentati come la finanza (soggetta a DORA), la sanità o la pubblica amministrazione, questo aspetto può essere determinante.

Manutenzione e aggiornamenti
Con l’on premise, la manutenzione è interamente a carico dell’azienda: aggiornamenti del firmware, patch di sicurezza, monitoraggio delle performance, gestione dei guasti. Tutto questo richiede competenze interne o un partner esterno affidabile.

Il cloud trasferisce la maggior parte di questi oneri al provider. Gli aggiornamenti avvengono in modo trasparente, il monitoraggio è integrato e la ridondanza è gestita automaticamente. Per le aziende senza un team IT strutturato, questo rappresenta un vantaggio operativo rilevante.

Compliance e normativa europea
Il quadro normativo europeo sta diventando sempre più rilevante nella scelta tra cloud e on premise. Il GDPR impone requisiti precisi sulla residenza e il trattamento dei dati personali, e l’adozione di provider cloud extra-UE (soggetti, ad esempio, al Cloud Act statunitense) può creare tensioni con questi obblighi.

La direttiva NIS2, entrata in vigore anche in Italia, obbliga le organizzazioni nei settori critici a garantire la sicurezza della propria supply chain digitale, inclusi i provider cloud. DORA, operativa da gennaio 2025, aggiunge requisiti stringenti per il settore finanziario. Questi elementi vanno considerati attentamente nella valutazione dell’infrastruttura.

 

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Quando conviene il cloud e quando l’on premise

Non esiste una risposta universale, ma esistono pattern abbastanza chiari che orientano la scelta nella maggior parte dei casi.

Il cloud è la scelta più indicata quando…

  • L’azienda è in fase di avvio o crescita rapida e non vuole immobilizzare capitale in hardware
  • I carichi di lavoro sono variabili o stagionali (picchi di traffico, campagne marketing, e-commerce
  • Il team è distribuito e il lavoro remoto è una componente strutturale del modello operativo
  • Si vogliono sperimentare tecnologie AI o di machine learning senza acquistare hardware dedicato
  • È necessaria una presenza geografica distribuita o un piano di disaster recovery robusto

L’on premise rimane preferibile quando…

  • I workload sono stabili, prevedibili e ad alto utilizzo continuativo nel tempo
  • L’azienda opera in settori con requisiti normativi stringenti sulla sovranità e la residenza dei dati
  • Si gestiscono applicazioni legacy non ottimizzate per ambienti cloud, dove il “lift and shift” genererebbe costi elevati senza benefici reali
  • Si ha bisogno di latenza estremamente bassa per applicazioni real-time o sistemi industriali
  • Si gestiscono volumi di storage molto elevati, dove il costo del cloud nel lungo periodo supera nettamente quello dell’hardware locale

L’approccio ibrido: sempre più la scelta delle aziende strutturate

Nella pratica, la maggior parte delle aziende non si trova davanti a una scelta binaria netta. Secondo i dati dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, il 46% delle grandi organizzazioni italiane adotta già strategie ibride o selettive — un dato cresciuto di 10 punti percentuali nell’ultimo anno.

Il modello ibrido consente di distribuire i workload in modo intelligente: si mantiene on premise ciò che richiede controllo, bassa latenza o che ha costi convenienti con hardware dedicato, e si porta in cloud ciò che beneficia di scalabilità, accessibilità distribuita o flessibilità. Non è un compromesso al ribasso, ma una strategia di ottimizzazione

La cloud repatriation: un fenomeno in crescita
Vale la pena citare un trend che sta emergendo con forza a livello internazionale: la cloud repatriation, ovvero il ritorno di alcuni workload dal cloud pubblico all’infrastruttura on premise. Non si tratta di un’inversione di tendenza generale, ma di una razionalizzazione strategica da parte di aziende che hanno scoperto, dopo anni di utilizzo, che certi carichi di lavoro costano significativamente di più in cloud di quanto preventivato.

Questo fenomeno ci dice qualcosa di importante: la scelta tra infrastruttura in cloud e on premise non è necessariamente definitiva, e deve essere rivalutata periodicamente alla luce dell’evoluzione dei costi, dei workload e delle esigenze di business.

Come scegliere la soluzione giusta per la tua azienda

La decisione tra cloud e on premise — o una combinazione dei due — dovrebbe sempre partire da un’analisi strutturata, non da una preferenza a priori. I passi essenziali sono:

  • Mappare i workload esistenti: quali applicazioni girano oggi, con che frequenza, con che picchi, e con che requisiti di latenza e sicurezza
  • Calcolare il TCO su 3-5 anni: includendo tutti i costi, sia per l’on premise (hardware, energia, personale, manutenzione) sia per il cloud (canoni, egress, supporto)
  • Valutare i requisiti normativi: GDPR, NIS2, DORA e qualsiasi altra regolamentazione di settore applicabile
  • Considerare la traiettoria di crescita: i bisogni attuali e quelli prevedibili nei prossimi anni influenzano in modo determinante quale modello sia più convenient

Se stai valutando un’evoluzione della tua infrastruttura IT e vuoi un’analisi basata sulle esigenze concrete della tua azienda, il team di Fastera può supportarti in tutte le fasi: dalla valutazione iniziale alla progettazione della soluzione, fino alla migrazione e alla gestione continuativa.

Domande frequenti su cloud e on premise

 

Il cloud è sempre più economico dell’on premise?
No, non sempre. Per workload leggeri o molto variabili, il cloud è spesso più conveniente grazie all’assenza di investimento iniziale. Per workload stabili e ad alta intensità, con volumi di dati molto elevati, l’on premise può risultare meno costoso su un orizzonte di cinque anni o più. La valutazione va fatta caso per caso.

 

I dati aziendali sono al sicuro nel cloud?
I provider cloud offrono standard di sicurezza molto elevati, ma la responsabilità non è completamente delegata: la gestione degli accessi, la configurazione corretta dei servizi e la protezione degli endpoint restano in carico all’azienda. Il livello di sicurezza dipende da come si usa il servizio, non solo da chi lo eroga.

 

È possibile passare dall’on premise al cloud in modo graduale?
Sì, ed è spesso l’approccio più prudente. La migrazione graduale consente di testare l’ambiente cloud su workload non critici, acquisire esperienza, ottimizzare i costi e mantenere l’operatività durante la transizione. Un piano di migrazione strutturato riduce i rischi e consente di distribuire i costi nel tempo.

 

Cosa si intende per infrastruttura ibrida?
Un’infrastruttura ibrida combina risorse on premise e cloud, collegate tra loro in modo che possano comunicare e condividere dati. Consente di distribuire i carichi di lavoro in base alle caratteristiche di ciascuno: si mantiene in locale ciò che richiede controllo o bassa latenza, si porta in cloud ciò che beneficia di scalabilità o accessibilità da remoto.

 

Valuta insieme a noi la soluzione giusta per la tua azienda

Scegliere tra cloud e on premise — o trovare il giusto equilibrio tra i due — richiede un’analisi concreta dei tuoi workload, dei tuoi costi reali e delle tue esigenze di sicurezza. Non esiste una formula universale, ma esiste un approccio metodico che permette di prendere la decisione giusta senza sprechi.

Il team di Fastera lavora ogni giorno con PMI e aziende strutturate per progettare infrastrutture IT su misura, efficienti e sicure. Se stai valutando un’evoluzione della tua infrastruttura o vuoi semplicemente capire da dove partire, siamo disponibili per una consulenza senza impegno.

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